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Fake news in medicina, una ‘cura’ contro le false notizie

Le notizie false sono al centro di un ampio dibattito sui media. L’utilizzo di massa di internet e l’evoluzione del web 2.0 – il web in cui ognuno può pubblicare o rilanciare una notizia – hanno sicuramente amplificato il fenomeno.

I media tradizionali non hanno più, ormai da anni, il monopolio sulla pubblicazione di notizie false. Chiunque, potenzialmente, può pubblicare una notizia falsa, anche se poi di fatto non tutti hanno gli strumenti e/o la capacità per diffondere una fake news in modo capillare.

Le motivazioni che spingono un utente o una piattaforma a pubblicare una notizia falsa sono varie. Talvolta si tratta di errori in buona fede, più spesso di articoli ‘acchiappa click’, ossia di testi pubblicati con titoli sensazionalistici e testi poco accurati con il solo scopo di far aumentare gli introiti pubblicitari. In altri casi si tratta di articoli scorretti causati da pura e semplice incompetenza e da scarsa conoscenza dei rudimenti di base tanto della medicina quanto del giornalismo.

In casi più gravi, le notizie false divengono uno strumento per orientare l’opinione pubblica a beneficio di politiche, operazioni economiche e ideologie culturali di parte.

Sempre spiacevoli, le fake news diventano decisamente gravi in alcuni casi, ad esempio quando si tocca il settore medico. Il fenomeno purtroppo è particolarmente diffuso. Una recente ricerca del Censis condotta in collaborazione con Assosalute stima in 8,8 milioni gli italiani vittime di false notizie relativamente al settore salute.

La stessa ricerca certifica quanto l’utilizzo del web sia diffuso anche relativamente a questioni mediche. Relativamente ai piccoli disturbi (ad esempio mal di testa e raffreddore), gli italiani utilizzano il web come fonte di informazione nel 28,4% dei casi. Una percentuale paragonabile alla consulenza richiesta ai farmacisti (32,2%) ancorché lontana dal consulto medico vero e proprio (53,5%).

Come difendersi dalle false notizie che circolano online sulla medicina?

In generale, il criterio guida che dovrebbe orientare l’utilizzo del web come fonte di informazione è la verifica dell’autorevolezza delle fonti effettuata tramite il controllo incrociato di più fonti o tramite una ricerca approfondita sulla storia e l’autorevolezza della singola fonte.

Ma, in generale, le bufale online sono talvolta davvero macroscopiche. Per difendersi da esse basta tenere presente una semplice considerazione:

Un sito internet di per sé non ha nessuna autorevolezza e quindi non dovrebbe esser considerato una fonte attendibile. Con ciò intendiamo dire che il fatto che un qualcosa sia stato pubblicato online non garantisce nessuna attendibilità all’informazione. Questo perché chiunque può pubblicare qualsiasi cosa online. Un tempo si era soliti dire, come giustificazione della veridicità di una notizia, “l’ho letto sul giornale” o “l’ho visto in televisione”. Queste affermazioni erano in effetti superficiali. Traslare affermazioni del genere dai media tradizionali al web – “l’ho letto su internet” – diventa davvero illogico. Se infatti giornali e televisioni seguono comunque un processo di selezione delle fonti (talvolta non sufficiente o comunque orientato in mala fede, naturalmente) nel web tale processo di selezione non viene proprio effettuato. O meglio, deve esser fatto da chi legge.

Un sito internet può guadagnare credibilità ed esser considerato una fonte. Non tutti i siti, insomma, non sono credibili. Per fare un esempio facile, alcuni siti possono essere considerati credibili per l’autorevolezza delle Istituzioni che gestiscono il sito. Ad esempio, per questo motivo, sono credibili il sito dell’Organizzazione Mondiale della Sanità e del Ministero della Salute. Stesso si potrebbe dire per l’Ansa o per il Censis, precedentemente citato.

Un sito può d’altronde essere credibile pur non facendo parte di quel novero di fonti istituzionali autorevoli, magari perché pubblica solo articoli ben strutturati, che citano le fonti, logici e coerenti, a firma di persone titolate a parlare di un determinato argomento.

In molti casi insomma il discrimine tra quale sito sia autorevole oppure no non è affatto facile. Sull’autorevolezza di Wikipedia ad esempio si potrebbe discorrere a lungo.

Ma in generale se non vi è nessun motivo per considerare autorevole un sito, quel sito non andrebbe considerato una fonte d’informazione medica. Numerosissimi blog attivi nel settore della salute mancano dei criteri basilari di credibilità. Di alcuni di questi siti gli utenti non possono verificare gli autori a causa della mancanza della pagina chi siamo. Una mancanza davvero grave nel caso di un sito attivo nel settore salute. Stesso discorso può esser fatto per pagine chi siamo che contengono autori generici con nessuna competenza specifica sui temi trattati. Spessissimo manca anche la firma in calce e il profilo degli utenti che pubblicano. Gli articoli sono spesso gravemente lacunosi, parziali e non citano le fonti su cui sono basati.

Gli utenti possono dunque prendere alcune accortezze per valutare le informazioni mediche pubblicate online. D’altro canto non possiamo che incoraggiare tutte le serie fonti di informazione medica presenti sul web. Ci riferiamo ad esempio a portali e forum gestiti o moderati da medici, a riviste online di qualità e a giornali specializzati. Migliorare le voci di seria divulgazione scientifica contribuisce a ridurre l’impatto pubblico delle fake news.

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Pirati del web con velleità comunicative. Tecnici quanto basta per riuscire a spurgare un database, letterati quanto basta per convincere la gente a farci sproloquiare su siti seri, tipo questo.
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