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L’Italia aggiunge un tassello alla ricerca per sconfiggere i tumori

Fino a qualche settimana fa eravamo rimasti alla realizzazione, da parte di alcuni studiosi tedeschi dell’Università Johannes Gutenberg a Mainz, di un vaccino in grado di sconfiggere i tumori.

Si tratta di una terapia in fase di sviluppo, testata su alcuni animali e umani producendo ottimi risultati, volta non a colpire il tumore bensì il sistema immunitario che spesso, a causa di fattori quali la somiglianza tra cellule tumorali e sane, la mancanza, talvolta, di una risposta infiammatoria da parte del cancro, la promiscuità tra tumore e sistema immunitario, lo porta a non riconoscere e automaticamente a contribuire alla crescita della patologia. L’obiettivo del vaccino infatti è quello di “hackerare” e “svegliare” il sistema immunitario colpendolo con dei proiettili di nanoparticelle di Rna per trasformarlo in un sistema adatto a riconoscere le cellule tumorali.

La ricercatrice dell'Università di Trieste, Roberta Bulla, attribuisce alla proteina C1q la resposnabilità della diffusione del tumore

Un tassello ulteriore nella ricerca è stato però aggiunto da Roberta Bulla, ricercatrice dell’Università di Trieste che, in collaborazione con l’Università di Palermo e l’Imperial College di Londra, ha scoperto come la presenza di una particolare proteina nel nostro organismo, la C1q, possa incidere nella diffusione del tumore. La C1q è una grande proteina solubile che fa parte del sistema di complemento, elemento essenziale del sistema immunitario, di cui però sono state scoperte anche altre funzioni, come la formazione di nuovi vasi sanguigni, conseguenza anche della generazione di patologie quali, appunto, i tumori.

Lo studio di Bulla ha preso in esame diversi casi di tumore al seno, al colon, al pancreas e al polmone dove è stata rilevata una forte quantità di C1q. Un ulteriore prova di questa correlazione tra C1q e ambiente tumorale è stata constatata anche studiando gli animali, dove è risultata una mancanza della proteina e, allo stesso tempo, una crescita tumorale più lenta.

Analizzare l’ambiente tumorale e il sistema immunitario è fondamentale per portare avanti degli esperimenti di terapie volte a migliorare il funzionamento del nostro organismo: prevenire infatti è meglio che curare.

I prossimi passi dello studio di Roberta Bulla e del suo staff prevedono l’analisi di altre molecole coinvolte nella regolazione della sintesi di C1q.

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