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Restyling del sito web. Come mi muovo e di chi ho bisogno per il mio rebranding?

Si cambia, inevitabilmente. Cambia il nostro contorno e cambiamo noi, non per forza in questo ordine. E quando il cambiamento arriva non si può fare finta di niente né, tantomeno, non andare fino in fondo a questo processo per trasformalo in qualcosa di concreto. In ambito aziendale i cambiamenti, quelli significativi, prendono il nome di rebranding. 

Arriva sempre il momento in cui è necessario rinnovare la nostra immagine o in generale qualcosa nel nostro modo di presentarci. Quando si parla di rebranding, parziale o totale, si intende proprio questo. Il cambiamento di immagine è sempre un riflesso di qualcosa di più profondo e strutturale e il rebranding serve a comunicare questo processo.

I vari tipi di rebranding

Quanto racconta di noi un logo, un tono di voce, il design del nostro sito, la disposizione delle informazioni al suo interno, il font che utilizziamo nei nostri messaggi? Cosa succede se poi all’improvviso cambia tutto, o meglio, perché accade?

In ogni realtà dinamica, requisito necessario per stare al passo con i tempi compulsivi del mercato odierno, l’organico aumenta, così come i servizi, e le strategie commerciali cambiano. L’azienda in generale cresce e si rivolge a nuovi mercati.

È chiaro che dietro un rebranding c’è sempre una strategia, o almeno dovrebbe esserci. Difficilmente un manager di un’azienda sano di mente si alza la mattina e decide di cambiare tutto senza tracciare un percorso graduale e costante. E questo vale sia per un rebranding parziale/evolutivo che per un rebranding totale/rivoluzionario. 

Il rebranding parziale spesso traduce in un restyling di immagine l’evoluzione di un’azienda a livello di organico, di prodotti o servizi da offrire. Il rebranding totale racconta invece un cambiamento molto più profondo. Il logo o addirittura il nome sono i primi elementi oggetto della rivoluzione, proprio perché rappresentano il primo vero biglietto da visita dell’azienda. Fare un rebranding totale significa trasformarsi completamente, magari in seguito a un distaccamento da una realtà precedente cambiando gran parte dell’organico. 

“A prima vista” potrebbe sembrarti molto più semplice e immediato fare un restyling del sito rispetto a un cambiamento totale, che spaventa sempre.

Se il cambiamento totale può essere più complesso quando va comunicato esternamente ai propri utenti/clienti un “semplice” restyling lo è molto di più a livello di operazione in sé e per sé. È come mettere mano su un testo già scritto e strutturato magari neanche da te. Dopodiché, risalendo al pensiero e al proposito iniziale, va riadattato ai tempi, alle nuove esigenze e agli eventuali nuovi obiettivi. Lo so, sono fissata con la scrittura. 🙂

Restyling del sito web. Partire da una base esistente o iniziare ex novo

La questione si fa più tecnica ora. Parliamo di restyling è vero, ma questo non esclude la possibilità di poter ricominciare da zero un progetto sul web. Il rinnovo dell’immagine di un’azienda che continua a mantenere intatti logo, nome, ragione sociale, se non può prescindere dal restyling del sito può anche prevedere un suo totale rifacimento. 

Cosa conviene fare allora? Questo è uno dei tanti momenti in cui il team che entra in azione deve essere ancora più affiatato: il quadro aziendale, il sales, il reparto tecnico (webmaster, grafico, seo specialist), il team di comunicazione, esterna e interna. Mai come ora è fondamentale mantenere vivo un canale di comunicazione tra tutti questi reparti. Se poi c’è da lavorare per l’immagine di un cliente l’innesco del dialogo con gli altri tecnici è ancora più importante, soprattutto per ovviare a imprevisti sempre in agguato.

Quando si parla quindi di restyling di un sito web la prima decisione da prendere prima di mettere mano su qualsiasi cosa è: creiamo un sito nuovo o “ci limitiamo” a un restyling del sito esistente? La prima risposta concettuale è, ovviamente, dipende. Dipende dall’obiettivo, da cosa sta cambiando nell’azienda, dal budget disponibile, da quante persone lavorano su questa struttura.

Al di là del concettuale esistono però degli accorgimenti tecnici validi per ogni situazione:

  • Creare un sito ex novo: potrebbe essere utile quando si lavora per un cliente. Entrare in contatto con una realtà già colonizzata da altri tecnici può portare a una sovrapposizione di ruoli talvolta rischiosa. Creare un sito ex novo invece, comprando il dominio e acquisendo i codici di sicurezza del sito e dei temi per l’aspetto grafico, è molto più sicuro, agevole e permette di avere il completo controllo sulla struttura. Se si sceglie di intraprendere questa strada è però necessario rimandare attraverso un redirect tutte le pagine nuove a quelle vecchie mantenendo l’indicizzazione del sito sui motori di ricerca.
  • Restyling di un sito: quando stai rinnovando l’immagine del tuo brand i problemi non si pongono. Quando invece lo stai facendo per un cliente allora è necessario che i gestori precedenti del sito ti trasferiscano i codici di sicurezza. In questa fase è infatti fondamentale condividere tutte le modifiche che si apportano mano mano, sia grafiche che strutturali. Se dovesse presentarsi un imprevisto bisogna risalire al “colpevole”.  E se il gestore precedente non volesse lasciarti i codici? E capita molto spesso. In questo caso potrai apportare solo delle modifiche superficiali, perlopiù grafiche. La domanda allora a questo punto è: conviene fare un restyling a metà?

Le considerazioni da fare quando si interviene su un sito web sono tante e ogni apparentemente minima variabile che entra in gioco va sottolineata e analizzata.

 

 

 

Web design del sito, quando la chiarezza parte dalla struttura

Sia che si decida di creare un sito ex novo che di fare un restyling subentra l’importanza dell’alberatura del portale. Impostare un’architettura delle informazioni all’interno delle pagine è fondamentale sia per la user experience che per il posizionamento sui motori di ricerca. 

Anche qui però, prima di mettere mano su qualsiasi cosa, bisogna porsi la solita domanda concettuale: su cosa stiamo lavorando? Su un sito di organizzazione eventi in cui c’è bisogno di un gestionale per le iscrizioni? Ci sarà un e-commerce? O invece si tratta solo di un sito di rappresentanza in cui a farla da padrone sono i contenuti e la grafica? È un’azienda b2b o una b2c? 

A correre in soccorso degli sviluppatori della fase precedente sono i seo specialist e i copywriter. Il loro ruolo sarà quello di impostare una strategica architettura delle informazioni con cui dare sostanza alla forma.

Ecco allora alcuni accorgimenti tecnici che renderanno il sito adatto a competere con i concorrenti. 

  • La home page, la radice dell’alberatura: come un vero e proprio albero la home page rappresenta lo snodo da dove partono tutte le ramificazioni del sito. Al suo interno bisogna inserire grafiche, testi e sezioni che agevolino la navigazione dell’utente. Alla home page rimanderanno poi le altre pagine che si costruiranno seguendo l’architettura preventivamente impostata. Questo serve a far capire agli algoritmi del motore di ricerca in fase di scansione del sito che le pagine sono legate semanticamente a quella principale. Questo permette a Google di posizionare il sito in modo corretto.
  • Nomenclatura seo oriented e semantica coerente: così come è richiesta tecnica e professionalità per la scrittura degli articoli del blog del sito lo stesso vale per i testi e i nomi delle sezioni. Anche questo agevola un corretto posizionamento di ogni ramificazione dell’albero. Nella rincorsa ai posizionamenti infatti non è il sito in sé a competere, ma le singole pagine. Da qui l’importanza della cura generale e del costante rimando alla home page, sinonimi di coerenza e ordine nelle informazioni e nella semantica generale.

Comunica il tuo rebranding

Possiamo definire questa fase come una campagna di comunicazione volta a promuovere il tuo rebranding. Come per ogni campagna che si rispetti anche in questo caso una strategia integrata e multicanale è la più efficace per rendere il cambiamento il meno traumatico possibile:

  • Invio di una newsletter dedicata: per rimandare al sito i contatti raccolti sul database e per orientarli nel suo nuovo funzionamento, se necessario.
  • Scrittura di un blog post: proprio come questo che stai leggendo. Per spiegare e orientare i lettori su come fare rebranding.
  • Realizzazione di una video intervista: si potrebbe fare al manager dell’azienda per spiegare i motivi del rebranding. Questo è un messaggio ispirazionale che comunica forza, ambizione e determinazione.

L’obiettivo di questa campagna è informare, ispirare e continuare a fidelizzare i tuoi clienti.

Rebranding non è sinonimo di crescita quantitativa di un’azienda bensì di una sua evoluzione. Significa anche ridimensionare, togliere il superfluo fornendo un’immagine fresca, in movimento e che stia al passo con i tempi, con la concorrenza e con le esigenze del pubblico. 

Il rebranding è una cosa seria non solo per il fatturato di un’azienda ma per quello che la stessa rappresenta per il suo mondo.

Ilaria Petta

Giornalista pubblicista convertita al marketing digitale. Scavo nel web per connettere i bisogni delle aziende a quelli dei loro clienti. Credo fortemente nelle relazioni concrete tra le persone e utilizzo la potenza del web per renderle durature, autentiche e proficue.

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